paesi appennino romagnolo

Parte dell'Appennino romagnolo costituì fino in epoca contemporanea la Romagna toscana, cioè quella parte di territorio appenninico che giungeva fino a 10 chilometri da Forlì e che era stata dominio dei Medici e del Granducato di Toscana, rimanendo territorio toscano anche dopo l'Unità fino al 1923. La cultura propria delle valli dell'Antola, infatti, potrà pur essere catalogata "cultura minore" e la sua storia non sarà celebrativa ma negli stretti viottoli dei vecchi villaggi, tra le pietre dei muri a secco o all'ombra di un castagno, come abbiamo visto, ogni gesto aveva il suo significato, nulla era lasciato al caso, ogni oggetto, e ogni pietra aveva il suo scopo che ancora oggi possono raccontare. A riguardo di quanto detto la Regione Liguria nel 2008 ha varato il nuovo PSR (Piano di Sviluppo Rurale), valido per il quinquennio 2007–2013, utilizzando fondi dell'Unione Europea per incentivare i giovani ad entrare nel sistema agricolo e favorire le aziende agricole presenti sul territorio e lo sviluppo delle aree rurali. Anche politiche parco innovative possono generare un impulso alla rinascita dei territori abbandonati, sistemi tipo parchi rurali ed ecomusei oltre a richiamare un certo numero di turisti, si fondano sulle antiche tradizioni contadine e sostengono tutto l' insieme delle antiche attività e un ritorno stabile di popolazione, numerosi sono gli esempi virtuosi di come situazioni di analoga difficoltà, per lo più all'estero, siano state tramutate in esempi di qualità nella gestione delle risorse culturali ed ambientali. Fascióu sorge invece poco più su, a 805 metri, raggiunto da una breve strada sterrata, fu definitivamente abbandonato a metà degli anni '80 e buona parte degli edifici sono ormai in completo abbandono e solo da qualche anno alcune abitazioni in prossimità della strada sono state restaurate ed utilizzate per la realizzazione di un agriturismo per il quale è stata costruita anche una nuova stalla per il bestiame. Le nuove strade portarono tra le valli il sistema economico e sociale che già da tempo si era diffuso nelle grandi città, l'improvvisa intrusione della modernità portò pesanti ripercussioni che agirono anche a livello psicologico sulle popolazioni montane, le quali furono messe a contatto con la possibilità di nuovi stili di vita, si vennero, così, a creare nuovi desideri ed esigenze, la maggioranza dei giovani rimasti tra i monti avvertirono il bisogno di emigrare in città alla ricerca di uno stipendio fisso e di quegli standard di vita che, una volta conosciuti, divennero rapidamente irrinunciabili. Crosi è un villaggio della val Brevenna che sorge a 878 metri d'altitudine, sotto al monte Liprando, l'ultima abitante di crosi lasciò il paese nell'89 che rimase completamente abbandonato per dieci anni, sino a quando nel febbraio '99 Emanuele C., appena ventenne vi arrivò con una sola vitellina e due caprette. Rondinaio, Alpe Tre Potenze, Giovo e Cima dell'Omo Romecchio sono le cime scabre che dividono le tre province di Lucca, Pistoia e Modena ed i paesaggi diversi dei due lati dell'Appennino, dovuto alla diversa giacitura del corrugamento. Un buon esempio può essere quello dell'invaso del Brugneto i cui benefici sul territorio circostante sono stati minimi. Il fatto significativo è, come anche vedremo nei casi seguenti, che le ragioni che spingono a tornare in villaggi abbandonati sono essenzialmente di carattere culturale e "sentimentale" e slegate da ragioni di tipo economico o professionale, tanto che M. Veirana non ha mai cercato di ottenere incentivi economici per il suo progetto preferendo essere ripagato dai frutti del suo lavoro. Dopo dieci anni il bestiame conta una ventina di capi, ed Emanuele passa le giornate dedicandosi alla cura degli orti, degli alberi da frutto e da legna ed alla produzione di formaggette. Piancassina conserva le antiche caratteristiche di centro rurale con uso frequente di muri in comune e case disposte lungo le principali direttrici che portavano alle fasce circostanti, ai casoni e all'Antola. La vita a Crosi non è, però, semplice e nonostante il premio istituito lamenta un'eccessiva indifferenza da parte degli enti pubblici, nel 2000, fu contattato da un assessore, la provincia di Genova voleva cominciare a recuperare i paesi abbandonati dell'Appennino partendo da Crosi. Il primo caso di recupero di un paese abbandonato tra le valli del monte Antola risale al 1977 quando un gruppo di professori della provincia di Genova, amanti dell'Antola, decisero di contattare i proprietari delle case del vecchio villaggio di Ferrazza, in valle dei Campassi, abbandonato nel 1961 in seguito alla violenta morte della sua ultima abitante. Oggi i villeggianti estivi e dei fine settimana non costituiscono che un illusorio freno all'abbandono, conseguenza di una reiterata politica sbagliata, più ancora che nella logica delle cose. Oggi, nonostante una serie di sfortunate circostanze che ha coinvolto il gruppo di professori, uno di loro Marco Veirana continua a salire periodicamente a Ferrazza mantenendo con impegno l'abitato in vita, riparando ciò che la natura rovina. Il paese è dominato dalla torre medievale fatta erigere dai Senarega nel XII secolo, affiancata dalla castello edificato nel XV secolo [Lavaggi, cit., p. 103]. (Ultimo sopralluogo 25/12/2008). In direzione di una riqualificazione in vista di una fruizione turistica si inserisce il progetto di recupero del borgo di Senarega messo in atto da regione, comune ed ente parco sfruttando le opportunità del PSR 2007 – 2013. Dalle esperienze raccontate risulta evidente un comune denominatore: la passione e l'amore per una vita dimenticata, in cui i ritmi della natura segnano il trascorrere delle giornate. Ormai profondamente indebolita dalla partenza degli emigranti, l'agricoltura locale, entrò in profonda crisi, ostacolata anche dall'ostilità della morfologia del territorio, fu incapace di sostenere l'evoluzione delle economie, il tasso di meccanizzazione dell'entroterra genovese non ebbe alcun progresso: alla fine degli anni '50 l'estensione del suolo utilizzato a fini agricoli era ancora paragonabile a quello di altre città di pianura ma il tasso di meccanizzazione ammontava ad un impietoso 5% di aziende agricole con a disposizione un trattore, contro un tasso dell'80% nelle vicine province di Parma e Piacenza [Fezzardi, cit., p. 81-82]. Tromp l'oeil alla genovese in alta val Borbera a Vegni?) Sono due piccoli nuclei spontanei composti da poche piccole case, sorti lungo l'itinerario che dai pressi di Montoggio conduceva all'Antola. Il paesaggio rurale del monte Antola è un paesaggio ricchissimo che rischia di perdersi a causa di un progressivo aggravarsi delle situazioni di abbandono e di degrado. L'assetto urbanistico è di tipo radiale caratterizzato da una viabilità interna sostanzialmente irregolare orientata verso la torre-castello che domina il borgo. La val Vobbia è una valle aspra con andamento longitudinale E-O caratterizzata dalle profonde e spettacolari gole scavate nei conglomerati dell'Antola. È andata avanti per tre anni. Da allora si è stabilito definitivamente nel vecchio villaggio riportandolo lentamente alla vita, restaurando il recuperabile ed iniziando un'attività agricola. L'insediamento è composto da due nuclei divisi dal piazzale della cappella della Madonna della Guardia. Di fondazione romana, la città di Sarsina in Romagna è famosa per il diavolo e l’acqua santa, principalmente per gli esorcismi e le benedizioni. La casa rurale e le forme architettoniche correlate alle attività agricole hanno perduto la loro originaria ragion d'essere, il patrimonio architettonico di queste valli rischia, quindi, di perdersi e crollare a causa dell'abbandono o cancellato da interventi edilizi improntati al risparmio ma irrispettosi nei confronti della cultura rurale, sarebbe quindi necessaria una serie di interventi ed incentivi rendendo preferibile e vantaggioso il restauro edilizio secondo i canoni storici e culturali del territorio, come in parte ha di recente provveduto un bando emanato dalla Regione Liguria che ha recepito le finalità contenute nella legge statale n. 378/2003. La vallata è racchiusa oggi interamente all'interno dei limiti amministrativi del comune di Valbrevenna, che conta quasi 50 frazioni sparse sul suo territorio. (Sopralluogo 15/11/2008). Il borgo si inserisce perfettamente nell'ambiente adagiandosi su un pianoro che rompe il ripido crinale che scende dal monte Buio, spezzettato dalle vecchie terrazze che sovrastano il paese e, nonostante la vocazione essenzialmente rurale, il villaggio presenta un pregevole impianto urbanistico di tipo radiale, che dal polo costituito dalla chiesa di S. Margherita (prime notizie risalenti al 1242, l'edificio subì probabilmente restauri ed ampliamenti a partire dal 1576 [C. Goggi, Storia dei comuni e delle parrocchie della diocesi di Tortona, Tortona 2000, p. 399], si irraggia verso il territorio circostante a terrazze. Le caratteristiche strutturali di una volta sono ancora oggi riconoscibili nelle frazioni più isolate dove l'aspetto complessivo degli abitati si è mantenuto pressoché invariato nella sua forma originaria, determinata dalla povertà e dall'isolamento in cui sorsero i villaggi delle alte valli attorno all'Antola. Numerosi sono i villaggi che oggi versano ormai in uno stato d'abbandono che rischia di divenire irreversibile, se si vuole che si torni a vivere nei villaggi abbandonati, dall'alto dovranno essere prese decisioni che incentivino i ritorni recuperando e salvando parte di ciò che il passato ci ha tramandato. Percorso. Oggi purtroppo, in seguito ad un drammatico abbandono, l'importanza che conobbe il paese e la sua fisionomia sono riconoscibili solo a stento, i cumuli di pietre, un tempo case, sono soffocati da rovi ed erbacce, le fasce crollate ed invase da sterpaglie, gli antichi lavatoi e fontane sono coperte da terra e foglie. Il borgo fu raggiunto dalla rotabile asfaltata solo a metà anni '80, il tardivo collegamento alla viabilità principale ha favorito il processo di abbandono tenendo lontano anche i villeggianti, tanto che qui più che altrove le caratteristiche originarie architettoniche si sono conservate in maniera eccezionale. In alta val Borbera e nella valle dei Campassi le case conservano ancora struttura e forme generalmente simili a quelle di tutta l'area dell'Antola, assumendo però alcune caratteristiche particolarmente interessanti e frequenti: al primo piano si incontrano frequentemente forni ricavati in piccole nicchie absidate sporgenti verso l'esterno, gli interni delle stalle hanno stupendi soffitti a volta e gli interni delle strutture abitative sono spesso decorati con pareti intonacate ed affrescate. Classifiche delle Province italiane per popolazione, superficie, densità e numero di comuni. Il paese, raggiungibile solo a piedi con quarantacinque minuti di cammino da Case Vecchie o dalla strada di fondovalle, non è mai stato collegato da carrozzabile e questo ha sicuramente contribuito a determinarne l'abbandono poiché una volta crollata la cultura contadina mossa dalla fame e dalle necessità, la manutenzione delle case è venuta meno, e non avendo Costapianella caratteristiche tali da rispondere alle esigenze della villeggiatura estiva l'abbandono ha rapidamente preso il sopravvento. Poco più in basso della torre, accanto alla casa padronale si erge il massiccio campanile barocco e la chiesa dell'Assunta, ricostruita tra 1675 e 1700 su un edificio preesistente del 1248 [La val Brevenna e le sue chiese, Pro loco Valbrevenna, p. 6], l'interno è ad unica navata, con quattro absidi, impreziosito da un prestigioso altare in marmo realizzato dallo scultore genovese Francesco Campora, con porticina del porticato dipinta dallo stesso e raffigurante "Cristo portacroce dal cui costato escono zampilli di sangue che disseta alcuni agnelli" [Meriana, Valbrevenna, cit., p. 34-35. Nel 1951 gli abitanti erano 85, nel 1971 la popolazione residente era scesa a 30 abitanti oggi vi è rimasto un solo anziano abitante (cens. In val Trebbia si incontrano, inoltre, alcune caratteristiche strutture del tutto uniche nell'area dell'Antola come i tipici cascinali absidati [vedi oltre] e i portici in paglia; questi ultimi venivano originariamente costruiti a protezione dell'ingresso dei vari edifici, prevalentemente di rustici e casoni, consistevano essenzialmente in un tettuccio-ricovero caratterizzato da una semplice sporgenza della parte alta del tetto a due pioventi o da una copertura che abbracciava tutta la larghezza del "timpano" con cui il rustico, costruito in pendio, si affacciava a monte sull'aia lastricata. Il passo del Paretaio è un valico dell'Appennino tosco-romagnolo posto ad un'altitudine di 950 m s.l.m. È ubicato in provincia di Firenze, al confine fra i comuni di Firenzuola e di Palazzuolo sul Senio, lungo la strada provinciale 32 "della Faggiola" che collega la valle del Santerno con quella del Senio. Di notevole pregio sono pure l'oratorio in prossimità del cimitero e l'antico ponte medievale in pietra, sorto accanto al piccolo santuario della Madonna delle Grazie, che costituì per lungo tempo il principale collegamento per accedere all'abitato. Il paese di Reneusi, come Casone, Ferrazza e Chiapparo, non fu mai raggiunto da strada carrozzabile ma collegato a Vegni, Campassi e all' Antola e Caprile solo attraverso una rete di antiche mulattiere e sentieri. Di fronte all'ingresso della torre sorge la "fontana del Mascherone", un tempo alimentata da un piccolo acquedotto in pietra ancora visibile nel suo ultimo tratto, sopra l'arco che sovrasta il sentiero che conduce all'oratorio e al cimitero. L’Appennino Tosco Romagnolo è una parte dell’Appennino settentrionale che tocca la Romagna, la Toscana, la Repubblica di San Marino e i territori più a nord di Marche e Umbria. Che sia una gita in famiglia o con gli amici, i luoghi da esplorare sono tanti, perciò abbiamo selezionato cinque posti perfetti per trascorrere una giornata in totale relax e spensieratezza.. Vediamo, quindi, alcune idee per le gite fuori porta in Emilia. Non è oggi difficile trovare ancora nei nuclei più isolati delle valli minori l'antica atmosfera della civiltà contadina anche se, per il massiccio esodo degli abitanti, si riscontra un preoccupante degrado sia dei singoli edifici, spesso fatiscenti, sia dell'ambiente circostante, ormai abbandonato all'avanzata della natura. L’attività laniera del... Eventi in … L' abbandono dei terreni e delle fasce è evidente come in tutta la valle, le case invece, nonostante nessuno risieda più nel villaggio durante l'intero arco dell'anno, sono ancora sufficientemente conservate. Una regione molto interessante da scoprire è l’Emilia-Romagna, ricca di borghi, parchi e luoghi divertenti. Attraverso questo bando si è cercato di dare un'efficace applicazione alla legge n. 378/2003 "Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell'architettura rurale". Le istanze approvate e finanziate sono state più di 150, privilegiando le istanze di chi si è impegnato a mantenere un'attività agricola o di presidio sui fondi rustici annessi agli edifici [Il paesaggio tra sciouscia & sciorbi: materiali per capire e governare il territorio, Regione Liguria, Genova 2008, p. 60-61]. Un altro contributo alla protezione dell'edilizia rurale potrebbe derivare dalla creazione di una forma di albergo diffuso o di una serie di bivacchi e rifugi, attraverso l'utilizzo di abitazioni ormai abbandonate, oltre agli evidenti risvolti turistici porterebbe non pochi vantaggi economici correlati a ristrutturazioni intelligenti dei villaggi abbandonati. Italia da scoprire: alla scoperta dei borghi dimenticati dell’Emilia-Romagna, piccole frazioni d'Appennino raggiungibili solamente a piedi. Bisogna quindi che enti ed imprenditori locali scendano in campo aperto, vedendo in queste valli la possibilità di aprire un grande cantiere di manutenzione e restauro degli antichi insediamenti rurali abbandonati. Un abbandono che da un lato si presenta in tutta la sua drammaticità cancellando gradualmente secoli di lavoro e sacrifici, dall'altro ha permesso ai borghi dimenticati di conservare intatta l'antica fisionomia proteggendoli quasi sempre da speculazioni ed infelici trovate architettonicoedilizie. / redazione ; © autori — : 2011.06 -, http://www.liguri.net/lepietremare/robinson/robinson.htm. I villaggi della media valle invece, raggiunti solo da rotabile a fondo naturale, sono ormai abbandonati e il tempo e la natura si stanno riprendendo le pietre su cui sono stati eretti Vallecalde, Poggio, Case Vecchie, Cognole (oggi tenuta in vita da un agricoltore di Montoggio), Costapianella, Serre di Pentema, Tinello, Riola e Tecosa. Serrato sorge a 740 metri ed è composto da meno di dieci edifici ancora in condizioni discrete di cui due probabilmente utilizzate come residenza periodica o stagionale, sull'aia che si apre al centro del piccolo nucleo di case è ancora conservato il vecchio lavatoio. Il villaggio era composto da una quindicina di edifici che presentano già alcune caratteristiche "moderne" come intonaci sui muri esterni e tegole marsigliesi, le case sono quasi tutte a due piani e i muri in comune sono meno frequenti che altrove, concentrati quasi esclusivamente nel gruppo di case disposto al centro del nucleo, probabilmente costituito da edifici più antichi rispetto a quelli sorti nelle posizioni più marginali. Da Claudia B. Voce del Verbo Partire DIARI DI VIAGGIO, EMILIA ROMAGNA, FORESTE CASENTINESI, ITALIA, RIFLESSIONI IN … La cultura locale, nonostante povertà ed isolamento, seppe comunque dar origine a forme d'arte povera ed ingegneria particolarmente interessanti e raffinate, in particolare nell' edilizia, con cisterne interne alle case, stupendi forni e magnifici interni affrescati ed intonacati d'azzurro, ancora riconoscibili tra i ruderi di Casone e Reneusi o nelle case di Ferrazza. E' chiaro che le caratteristiche dei villaggi abbandonati e delle relative comunità presentano, dal punto di vista turistico, caratteristiche del tutto insolite in Italia (non in altri paesi come in Francia, dove si sono costruiti parchi tematici basati proprio sull'antico ambiente rurale), non esiste infatti alcun genere di ricettività e strutture preposte all'accoglienza turistica né tanto meno una sviluppata cultura d'interesse turistico nei loro confronti. Gli obiettivi sono tanti, le speranze ancora maggiori, ma le valli montane continuano a spopolarsi, in un contesto simile è difficile creare economie perché, ancor prima dei soldi, mancano le intenzioni e le idee della gente, mentre i giovani cercano sempre più vie di fuga, le tradizioni locali muoiono con gli ultimi vecchi depositari dell'antica cultura rurale. Piancassina sorge a 1036 metri sulle pendici che dall'Antola scendono verso il monte Duso con un ottima esposizione verso Sud e Sud-Est ed è uno dei paesi più alti della val Brevenna. Andrea si recò a Cognole per la prima volta poco più che ventenne tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Andrea, infatti, è riuscito ad aprire un'azienda agricola che sfrutta al meglio i frutti dei suoi terreni e i prodotti del suo bestiame, anche offrendo la sua esperienza ad escursioni didattiche per ragazzi delle scuole elementari e medie. Grazie alla sua attività agricola è riuscito a vincere un premio da 19 milioni di lire. Buona parte degli edifici dell'abitato, nonostante alcune recenti ed infelici opere di restauro, si sono conservati nel loro originario aspetto con muri in pietra a vista e tetti che in alcuni casi conservano ancora la tradizionale copertura in ciappe, donando a Tonno quell'aspetto che riesce ancora oggi ad essere esemplificativo della struttura tipica delle vecchie comunità rurali della val Brevenna. La condizione attuale di Reneusi ed il contrasto, che si percepisce in tutta la sua forza, con la Reneusi che fu, hanno un fascino fortissimo, per questo vale la pena di visitare questa frazione abbandonata che forse meglio di qualunque altra lascia percepire cosa fu la vita in queste valli e cosa hanno comportato politiche ed economie spietate. Passando attraverso le strette stradine dei numerosi villaggi, di fatto abbandonati, sulle alture di val Trebbia, valle Scrivia e val Borbera, ci si trova immersi in una condizione surreale in cui il tempo sembra essersi fermato e dove forti e contrastatati si percepiscono decadenza e vita che fu. Gli attuali incentivi sono spesso in buona parte a fondo perduto e finiscono con l'assumere un carattere di semplice assistenzialismo, che mal si sposa con l'iniziativa personale e imprenditoriale, sarebbe probabilmente più stimolante ed utile incentivare la nascita di un sistema a filiera corta che, supportato da una diversificazione fiscale sulle attività economiche, in modo da compensare le difficoltà derivanti dalle caratteristiche geografiche, demografiche ed economiche del territorio, produrrebbe vantaggi economici sia alle comunità locali che a chi usufruirebbe dei suoi prodotti. Caratteristiche che in val Vobbia, nei villaggi più piccoli ed isolati siti a quote più elevate e a ridosso dei rilievi montuosi, assunsero alcune varianti che, proprio grazie alla loro povertà ed isolamento, durato sino a poche decine di anni fa, devono il loro straordinario mantenimento delle forme originarie antiche d'architettura spontanea. E' importante che le decisioni e gli interventi a rimedio della situazione attuale abbandonino approcci semplicistici che prendono a riferimento elementi poco significativi per lo studio di una serie di problematiche assai complesse, come la sola consistenza demografica, è infatti necessaria un'analisi di ben più ampio respiro che sappia tenere in considerazione sia le relazioni tra le varie componenti che le diverse condizioni geografiche e la diversa disponibilità di risorse economiche e territoriali, centrando così i reali problemi delle comunità, i quali hanno giocato un ruolo rilevante nel determinare l' attuale situazione di abbandono. (Sopralluoghi 15/11/2008 e 20/12/2008), Costapianella sorge in magnifica posizione su uno sperone che scende dal monte Penzo a 740 metri con perfetta esposizione a solatio. Il paese, nonostante l'abbandono fosse allora abbastanza recente versava in condizioni di diffuso degrado e collegato alla vicina Vegni solo attraverso una mulattiera parzialmente carrabile, nessun allacciamento all'elettricità o all'acquedotto. Trova Ville sull'Appennino Tosco-Emiliano Frignano. Appennino Romagnolo, risorsa ambientale e turistica da scoprire. Nel corso del '900 si è verificato il rapido evolversi di complesse dinamiche sociali, economiche e culturali tra di loro concatenate che ha determinato nell'arco di meno di un secolo il crollo del secolare sistema rurale delle valli dell'Antola, portando in molti casi a un totale abbandono degli antichi insediamenti delle alte valli e delle originarie attività agricole che, solo in alcuni casi, sono state parzialmente sostituite da attività di carattere turistico e residenziale. Il recupero del paese se ha evitato a Ferrazza il destino di Casone e Reneusi non ha, però, consentito di salvare completamente l'antica cultura contadina, così le fasce e i boschi che circondavano l'intero abitato sono ormai in buona parte abbandonati ai rovi e alla vegetazione selvatica. Nonostante l'essenza dell'antica cultura contadina sia destinata a rimanere rinchiusa nei musei, gli interventi sono comunque necessari, per arginare i danni del tempo e dell'abbandono, per evitare che il passato non venga dimenticato, e che una nuova vita possa tornare ad animare le valli dell'Antola affondando con consapevolezza le proprie radici nel passato per conservare una parte di quelle antiche tradizioni ed evitare il crollo totale delle comunità a rischio di abbandono. Il paese è composto da una decina di case, di cui la maggior parte ancora in piedi anche grazie al lavoro di Marco Veirana ed i suoi amici. Il nucleo è molto concentrato e si sviluppa lungo due stretti assi viari, uno di mezza costa che porta alle fasce, l' altro che porta al fondovalle, gli edifici ancora ben conservati, costruiti con muri in comune, hanno forte sviluppo in altezza di cui la maggior parte sono a tre piani. Purtroppo queste forme tradizionali sono pressoché scomparse, la manutenzione necessaria alla loro conservazione è, infatti, venuta meno per il progressivo abbandono delle montagne e per l'incapacità e il disinteresse delle nuove generazioni nei confronti delle antiche tradizioni. Le rovine conservano ancora la caratteristica struttura in pietra a secco, portici e stupende stalle con soffitti a volta, le murature marginali che davano sulle stradine presentano qui una curiosa forma arrotondata che consentiva un più agevole passaggio di carretti e slitte, ancora ben conservati sono quelli di una casa all'inizio dell'abitato che si presentava stupendamente "smussata" alla sua estremità. Fu così che il fenomeno delle migrazioni, comune a tutte le più povere regioni d'Italia, assunse caratteristiche particolarmente intense nelle montagne dell'entroterra genovese, sospinto anche dal fatto che, proprio attorno al 1870, la popolazione nell'area dell'Antola raggiunse il suo picco storico e la terra e i suoi frutti divennero insufficienti per l'intera popolazione. Come abbiamo brevemente analizzato è nel secondo dopoguerra che presero avvio rapidi processi di cambiamento quali l'evoluzione socio-economica italiana, la crisi agricola e lo spopolamento montano; tutti fattori che hanno interagito e si sono autoalimentati innescando un ciclo retroattivo che in meno di un secolo, associato a politiche di tutela dell'economia agricola inesistenti o totalmente sbagliate, ha bruscamente svuotato le valli del monte Antola. Sull’Appennino Romagnolo, il borgo medievale fantasma Il borgo di Castiglioncello, frazione di Fiorenzuola, è ormai abbandonato da tempo editato in: 2017-07-19T16:07:08+02:00 da SiViaggia (Ultimo sopralluogo 14/12/2008) Ai fini di recupero del borgo di Senarega e dei suoi ricchissimi valori architettonici di origine medievale, ambientali e paesaggistici, è stato di recente proposto un progetto di riqualificazione del borgo, presentato dalla Provincia di Genova ed inserito in un più ampio piano integrato denominato "Terre dei Fieschi" che prevede il restauro di borghi e manieri dell'entroterra genovese, legati alla storia filiscana, sfruttando i fondi europei messi a disposizione della Regione sull'Asse 4.1 per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale. Proprio il turismo costituisce la speranza più concreta per la conservazione della storia contadina, perché di questi tempi senza un ritorno economico è ingenuo pensare che enti e privati possano dar mano al portafogli solo per amor della cultura. La val Brevenna si snoda stretta tra le dorsali montuose che scendono dall'Antola per circa 15 km con andamento prevalente SO-NE. Puntare quindi su agriturismo ed aziende agricole che sappiano allo stesso tempo rianimare la cultura rurale e fornire un'attrattiva turistica sfruttando anche le peculiarità gastronomiche, che costituiscono sempre più un movente per soggiorni turistici; creare pacchetti di vacanze a tema con corsi ed attività incentrate alla riscoperta delle vecchie abitudini e attività rurali (corsi per imparare a riconoscere le piante, orientarsi, lavorare la terra, andare a dorso di mulo, riscoprire la cucina povera e l'artigianato locali e così via); puntare sugli sport, mountain bike ed escursionismo in tutte le stagioni, potenziando la rete di sentieri e percorsi, sfruttando e recuperando le antiche mulattiere che si irraggiano dal monte Antola unendo tutti i villaggi delle valli circostanti, sfruttare i numerosi edifici in stato di abbandono, riattandoli e rendendoli utilizzabili come rifugi e bivacchi e renderli parte di un percorso impostato alla conoscenza dell'antica cultura contadina; valorizzare le ricchezze naturali estendendo i confini del Parco dell' Antola anche sul versante alessandrino.

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